Taranto e la storia di una amore impossibile

Antiche leggende e amori sfortunati vivono nel mistero di una città immortale, come il tempo, come la memoria.

Orologi

E’ una storia che affonda le sue radici in un passato molto remoto, quella di #Kalimera e #Tumulo e ci parla di un amore impossibile, in cui vita e #morte s’intersecano nell’ultimo abbraccio, quello eterno.

Uniti da un #amore immortale, come il ricordo delle loro giovani vite, sussurrano, nella magia delle notti tarantine, la loro passione e gridano, nel vento, i loro nomi.

La storia

Viveva tra le mura dell’antica Taranto spartana, all’epoca della guerra contro Roma,  una bellissima fanciulla, di nome Kalimera.

Un giorno Kalimera, spinta dalla curiosità, si sporse dalle mura della sua città per osservare i nemici romani, che assediavano Taranto. Tra di essi la giovane scorse subito il console romano, Tumulo che, attratto inspiegabilmente da quello sguardo, volse gli occhi verso di lei.

Fu subito amore. Un amore che li avrebbe portati alla morte.

Sguardi, sospiri e cenni d’intesa caratterizzarono i loro giorni, ma non fu sufficiente. E, una notte, Kalimera, desiderosa di abbracciare Tumulo, aprì una delle porte della città spartana.

Fu la fine. I romani poterono penetrare in Taranto, ma furono respinti strenuamente dai suoi abitanti, che riuscirono a catturare Tumulo e gli altri soldati romani.

Trovata la responsabile, i tarantini, secondo la loro legge, deliberarono di giustiziare Kalimera. La condanna fu spietata: il rogo. L’esecuzione sarebbe avvenuta subito e alla presenza del console romano.

Così fu, ma l’amore è una forza travolgente, che va anche al di là della morte. Tumulo non seppe resistere e, con mossa fulminea, si liberò e corse per l’ultimo abbraccio sul rogo.

I due amanti, persi nel loro amore, morirono insieme, ma il loro ricordo vive ancora nel languido chiarore della luna, che inonda con i suoi raggi il buio della notte di Taranto.

E c’è chi giura, quando il vento sibila tra le antiche vestigia della città jonica, di sentire le grida di dolore dei due giovani, di percepire i loro sospiri, persi in un tempo senza fine.

#IrmaSaracino

 

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