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Commuove tutti la lettera di Kelly a Babbo Natale

Una #bimba di nove anni scrive a #Babbo Natale: “Trova un lavoro alla mamma”. La commozione è generale.

Magia del Natale che sa illuminare di mille luci i sogni dei bambini e sa parlare d’amore anche ai cuori più induriti! Magia di vecchi ricordi infantili, mai sopiti; di attese gioiose nel  calore di una notte fantastica.

Babbo Natale e la realtà di un sogno

Magia che ci regala ancora la capacità di commuoverci e di ascoltare le voci dei bimbi di tutto il mondo.

Voci che ci parlano d’amore e di speranza e che superano le frontiere e gli odi, nell’attesa di quel Babbo Natale che saprà donare ciò che abbiamo richiesto.

E arriva da Ferrara l’appello commovente di una #bimba filippina di 9 anni, una delle tante immigrate nel freddo e, per molti, povero Natale del nostro Paese.

La magia del Natale a Ferrara

Si chiama #Kelly e nella sua coloratissima letterina, scritta con le parole semplici e immediate dei bimbi, c’è tutta la speranza di una nuova vita.

La lettera di Kelly

Kelly ha un solo grande desiderio: un lavoro per la mamma. E scrive a #Babbo Natale, fornendo anche indicazioni esatte sul suo indirizzo, poi chiede per sè solo dei vestiti invernali e qualche giocattolo.

E’ una lettera semplice, multicolore, ma da essa irradia una nuova luce che avvolge anche le altre letterine, poste dai bimbi di Ferrara sul magico albero di Natale, innalzato al centro della città.

E questa luce brilla, rifulge nei cuori di tutti e li induce alla commozione. Sul web viene aperta una pagina a nome di Kelly e ciascuno riscopre il segreto della felicità: la capacità di donare, la gioia di amare.

 

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Mentre si riapre la speranza di un nuovo Natale e di un mondo illuminato dalla sua antica magia.

#IrmaSaracino

Esplode la violenza a Gerusalemme, due morti e 750 feriti

Escalation di violenza in Medio Oriente, dopo la decisione di Trump di dichiarare Gerusalemme capitale di Israele. Anche il giornalista Marrazzo colpito dalla guerriglia

Sembra svanire il sogno di una soluzione pacifica dell’annosa questione palestinese.

Un sogno che si dissolve nel fumo delle esplosioni e della lotta armata, inghiottito dalle ceneri delle false promesse e dalla distruzione delle speranze palestinesi di veder riconosciuti i loro diritti.

La ribellione

#Gerusalemme, la città santa, vive ore di crescente tensione e vede le sue mura infangate dal sangue, mentre, in un crescendo di violenza, nella vicina Betlemme, a #Gaza e in  tutto il territorio palestinese le deflagrazioni sono continue.

Scene di guerriglia dalla Cisgiordania

Cresce anche il bilancio delle vittime: due morti, fino a questo momento, e circa 750 feriti.

A Betlemme, città di un muro troppo spesso ignorato,  il giornalista Rai, Piero Marrazzo è  colpito più volte da sassi, mentre è in diretta. Sono attimi di terrore, attimi che rimarranno negli occhi di tutti.

Il giornalista Rai Marrazzo

Trump

Vietato ogni tentativo di soluzione pacifica in Medio Oriente per #Trump, Gerusalemme deve essere la capitale di un solo Stato: Israele, l’unico.

Anche l’ambasciatrice degli Stati Uniti presso l’Onu, Nikki Haley, in una riunione staordinaria del Consiglio di sicurezza,  critica le Nazioni unite accusandole di “ostilità contro Israele” da “molti anni” e  difende la decisione di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele dicendo che è “l’ovvio“. “Le Nazioni unite hanno fatto più danno alle possibilità di una pace in Medioriente che farla progredire”, dichiara ancora la Haley durante la riunione del Consiglio di sicurezza.

La reazione è immediata, molte nazioni, tra cui l’Italia e la Russia, biasimano la decisione di Trump che  “non è conforme alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza

Abu Mazen

Abu Mazen, fa sapere di non considerare più gli Usa mediatori di pace “Rinnoviamo il nostro rifiuto della posizione americana su Gerusalemme. Gli Usa non sono più qualificati per occuparsi del processo di pace”.

La sua dichiarazione arriva in serata e il presidente palestinese aggiunge che la decisione Usa viola la legittimità internazionale.

Abu Mazen – citato dall’agenzia Wafa – dice di accogliere con favore “la grande condanna internazionale testimoniata dalla riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu” .

Intanto Israele bombarda siti di Hamas a Gaza, evidenziando che  l’aviazione israeliana ha colpito obiettivi di Hamas nella Striscia di Gaza in risposta all’attacco con razzi sul Sud di Israele.

Le parole di Obama

Anche il presidente Obama, rompendo il suo  silenzio, ha parole di biasimo per il suo successore, paragonandolo a Hitler e parla di “democrazia in pericolo“.

Una nuova intifada?

Il mondo è contro #Trump, sempre più radicato in posizioni dettate da un nazionalismo intransigente. Un nazionalismo che fa divampare la crisi in varie aree e che allontana gli Usa dalla collaborazione con gli altri stati.

Il Medio Oriente è in fiamme e ci si chiede:

“Siamo di fronte a una nuova intifada?”

#IrmaSaracino

Nuova mossa di Trump: no al patto Onu sui migranti

Donald #Trump ha deciso di ritirare gli Stati Uniti dal Global compact, il patto dell’Onu per migliorare la gestione mondiale di migranti e rifugiati.

Nella saga delle vicende, che vedono Donald #Trump protagonista assoluto e discutibile, una nuova decisione dell’imprevedibile presidente porta, ancora una volta, gli #Usa alla ribalta delle cronache internazionali.

Gli Stati Uniti si sfilano dall’accordo delle Nazioni Unite per una migrazione sicura, il Global Compact on migration, firmato nel settembre 2016.

Gli Usa fuori dal patto Onu sui migranti

Lo annuncia l’ambasciatrice americana all’#Onu, Nikki Haley, spiegando che la dichiarazione ‘‘non è in linea con le politiche per l’immigrazione e i rifugiati americane e con i principi dell’amministrazione Trump’‘.

L’ambasciatrice americana all’Onu

Le nostre decisioni sull’immigrazione devono essere sempre prese dagli americani e solo dagli americani” mette in evidenza Haley.

La notizia, esplosa in tutto il mondo, mette sempre più in rilievo le  attuali linee della politica statunitense, tendenzialmente improntate all’isolamento degli #Usa dagli accordi internazionali, mirati alla cooperazione delle Nazioni. Una politica estremamente nazionalista che  desta non poche perplessità.

Ancora una volta #Trump, malgrado si avvicini sempre più  lo spettro dell’impeachment, taglia i ponti con i residui dell’amministrazione Obama e dà una svolta alla Nuova America, perseguendo quel sogno nazionalistico, annunciato nel corso della sua campagna elettorale, che dovrebbe restituire agli #Usa il loro antico splendore.

L’Onu

Il patto, promosso dall’Onu e volto a disciplinare il flusso inarrestabile dei migranti e dei rifugiati, prevede un impegno internazionale per “una migrazione sicura, ordinata e regolare”, con un programma che deve essere definito entro il 2018. Tra i principali sostenitori c’era stato Barack Obama.

Ma la difficoltà oggettiva di poter operare  una distinzione netta tra rifugiati e migranti economici non ha incontrato il favore del presidente statunitense che, con una mossa delle sue, ha deciso di uscire  dall’accordo internazionale.

Pugno di ferro, quindi, dell’amministrazione #Trump che, dopo essere uscita dall’Unesco, contestando all’Onu di mostrare “pregiudizi anti-israeliani” e, abbandonati gli accordi di Parigi per il clima, ora pone un altro tassello nel puzzle scomposto della sua politica.

#IrmaSaracino

 

 

 

Taranto, ma che figura!

Stilata la classifica delle città più vivibili d’Italia. Taranto al penultimo posto.

Tempo di bilanci per le #città d’#Italia! E, ancora una volta, il Nord afferma il suo primato come grado di vivibilità . Mentre il #Sud affonda nell’onta del superficiale( se non inesistente) senso civico del rispetto.

Rispetto per le regole di vita e  di giustizia.

Amaro e splendido Sud

A rendere pubblica questa classifica( ignominiosa specie per le ultime due città: Taranto al 109° posto e Caserta all’ultimo) è stato il Sole24ore, che, come ogni anno, monitora i vari aspetti delle consuetudini e del sistema  di vita delle città italiane, oltrechè dell’ambiente.

La logica del potere

Ambiente,  servizi,  giustizia e sicurezza, cultura e tempo libero sono stati oggetto di attenta indagine e i cittadini di ogni dove hanno potuto esprimere le proprie opinioni, votando i vari aspetti della qualità della vita nelle diverse città d’Italia.

Povero Sud

E purtroppo il nostro amato e bellissimo Sud è risultato invivibile.

Sarà per i mille rumori e schiamazzi di un traffico selvaggiamente indisciplinato, sarà per l’atavica consuetudine della superficialità lavorativa o per quel silenzio omertoso che copre i misfatti dell’Amministrazione pubblica, della Giustizia o della sicurezza.

Sarà per quelle strade ricoperte da carte, bottiglie e escrementi di animali, ma le splendide architetture e la storia del nostro Meridione sono state offuscate e dimenticate.

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Viva il Nord

E così lo splendore del sole in un cielo terso e incontaminato da gas letali, che irradia i fantastici paesaggi alpini, ha avuto la meglio e Bolzano, perla del Nord, è risultata nuovamente al primo posto.

Magia di Bolzano

La città, in cui tutto riluce e i cittadini vivono la loro quotidianità scandita dal rispetto delle regole, è balzata sul podio nazionale.

Ma, se può essere di conforto, anche la nostra città, Taranto, ha il suo primato: quello di aver sfiorato la maglia nera di questa spietata classifica!

Il pianto delle sirene

#IrmaSaracino

No alla violenza sulle donne, salviamo Cyntoia

Condannata all’ergastolo a 16 anni, per aver ucciso l’uomo che la sfruttava, Cyntoia Brown è ora balzata alla ribalta grazie all’appello di numerose star.

E’ una storia triste, quella di Cyntoia Brown,  che parla di degrado, di ingiustizia sociale e di violenza e sconvolge per  la crudezza degli eventi.

Una breve vita, vissuta nell’abbandono e nella solitudine, nell’emarginazione di chi impara troppo presto a difendersi da un mondo  pronto a far male. Colpevole di essere nata, colpevole di essere donna.

 

Cyntoia Brown  è stata condannata all’#ergastolo nel 2006, in Tennessee, per aver ucciso un uomo, Johnny Allen, nel 2004. All’epoca Brown aveva 16 anni e veniva costretta a prostituirsi da un  altro uomo che aveva conosciuto, dopo essere scappata di casa.

Allen l’aveva incontrata in un parcheggio e l’aveva portata a casa sua: la stessa dove poi Brown gli  avrebbe sparato, secondo la sua versione, per legittima difesa. Oggi Brown ha 29 anni e ha conseguito una laurea in carcere, dove ha trovato la forza di essere se stessa.

Il messaggio

Immagina di essere stata costretta alla prostituzione a 16 anni da un pappone soprannominato “taglia-gola”. Dopo giorni in cui sei stata ripetutamente  drogata e stuprata da uomini diversi, vieni acquistata da un predatore sessuale di bambini di 43 anni che ti porta a casa sua per usarti per il sesso- dice la stessa Cyntoia  in un suo commovente appello– Finisce che trovi abbastanza coraggio per lottare, gli spari e lo uccidi. Vieni arrestata e conseguentemente processata e condannata come una adulta a passare tutta la vita in prigione”.

Sono parole drammatiche che stanno sollevando l’opinione pubblica degli #Usa, ma anche del mondo intero. Numerose stelle del cinema e del mondo dello sport chiedono la sua scarcerazione. 

Cyntoia che, all’epoca dei fatti, fu processata  come un’adulta e non come una minorenne, è stata ritenuta, dalla giuria dello Stato del Tennessee, colpevole di aver ucciso per furto, non riconoscendole quindi la legittima difesa.

Cyntoia, figlia di una madre alcolizzata e data in affido a 2 anni, aveva un solo diritto: quello di essere amata in una società che non sa amare le donne, ma le violenta e le usa.

 Potrà chiedere la libertà condizionale quando avrà 69 anni.

#IrmaSaracino

Tutto ha un limite, eccetto l’amore

Correva l’anno 1939 quando l’ebreo Elihau, ventiquattrenne, fu costretto a scappare dalla Polonia, lasciando casa, averi e famiglia dietro di sé, trovando rifugio nell’Unione Sovietica. Scappava dalla malvagità che la seconda guerra mondiale minacciava di scagliare contro tutte quelle persone considerate sbagliate.

Perse le tracce di tutti quelli che amava, purtroppo costretti a rimanere a Varsavia. Dieci anni dopo decise di trasferirsi in Israele, terra d’origine dei suoi avi, così da poter costruirsi un futuro ricominciando da zero. Si sposò, ebbe figli e visse felice; ma il ricordo dei suoi cari restava. Tentò in tutti i modi di rintracciarli, sperando potessero essere ancora vivi, che magari si fossero salvati allo sterminio.

Eppure la notizia arrivò come una secchiata di acqua gelata, erano morti tutti in un campo di concentramento.
Si sa però, la vita deve andare avanti, volenti o nolenti. E la vita continuò per lui, fino ad oggi.

Ora, alla veneranda età di centodue anni, ha ricevuto una notizia eclatante, che lo ha riempito di gioia: suo fratello, al tempo, si era  salvato. Era riuscito a sfuggire all’olocausto, scappando in Russia, dove aveva continuato a vivere, lavorando e mettendo su famiglia.

Purtroppo il destino non è stato benevolo come con Elihau, ha portato via Volf nel 2011. Tuttavia, la sorpresa di scoprire che almeno lui ce l’avesse fatta bastava per rasserenare l’anima dell’oramai anziano signore. In aggiunta, la rivelazione di avere un nipote che tanto gli assomigliava lo colmava di gioia

“È un miracolo, non avrei mai pensato che sarebbe successo mi rende così felice sapere che ci sia ancora una parte di mio fratello in vita”.

Alexandre, sessantaseienne, era rimasto in Russia, ma, appena scoperto di avere un familiare vivo in Israele, ha preso il primo aereo. Elihau ha sopportato due notti insonni per attenderlo, così dice. Lo ha abbracciato e stretto forte, commosso per l’incontro inaspettato.

I funzionari di Yad Vashem, ente nazionale per la memoria della Shoah, si dichiarano anch’essi scossi per il carico di emozioni che l’incontro ha portato. Si occupano di sostituire tutti i numeri con cui le vittime venivano marchiate, ridandogli il loro proprio nome.

“Non è mai troppo tardi, le persone possono sempre trovare quello che cercano”.

Afferma Elihau, finalmente sereno.
Dopotutto, se finisci l’ultimo giorno della tua vita col sorriso, penserai che tutta la tua esistenza sia stata bella.

#ClaudiaMarasciulo

Il calvario di una 14enne morta per aneurisma. Ma per i medici di Roma era solo stressata

Per i medici del Pronto soccorso dell’Ospedale Pertini di Roma era solo stress ma, invece, si trattava di un aneurisma cerebrale.

Era il 6 novembre, una mattina come le altre, nel Liceo classico Orazio  di Roma, scandita dal suono della campanella che annunciava, come di consueto, l’inizio delle lezioni, quando d’improvviso una studentessa, di 14 anni, entrata in classe, crollava al suolo nella costernazione generale.

Subito soccorsa, la ragazza veniva trasportata d’urgenza all’Ospedale Sandro Pertini di Roma e qui, nel Pronto Soccorso, la diagnosi. ” E’ stress”, affermavano i medici.

Una diagnosi emessa senza le opportune indagini, superficiale e infondata e  che sarebbe costata la vita alla giovane.

Le ore passavano, mentre la 14enne, tenuta in osservazione, lottava contro la morte. Finalmente, solo dopo le insistenze della madre, accorsa al capezzale della figlia, i #medici la sottoponevano a una tac.

Emergeva l’amara e tragica origine del malore: aneurisma cerebrale. Nonostante ciò la ragazzina non veniva sottoposta ad intervento, ma trasportata al Bambino Gesù, in ambulanza, dove giungeva dopo un’ora in condizioni disperate e, dopo un inutile intervento chirurgico, moriva.
Troppo tardi. La vita finiva per la giovane e i suoi occhi si chiudevano per sempre sui tanti sogni e speranze della sua età.

La  Procura di #Roma ha aperto un fascicolo di indagine, al momento contro ignoti, e procede per omicidio colposo.

E anche la Regione Lazio ha aperto ufficialmente un’indagine interna, richiedendo al Direttore Generale della Asl Roma 2, ove ricade l’ospedale Pertini, una relazione dettagliata e un audit clinico in merito al caso della ragazza di 14 anni presa in carico dal Pronto Soccorso della struttura ospedaliera Sandro Pertini di Roma e deceduta in seguito a causa di un aneurisma cerebrale.

Ma il sorriso di quella ragazza non irradierà più le mattine, affollate di studenti, di quel Liceo e un silenzio mesto accompagna le ore di lezione nella sua classe, mentre riecheggiano le sue ultime parole:      ” Mi scoppia la testa”.

Ancora una vittima della superficialità e dell’incompetenza sanitaria!

#IrmaSaracino

Registrati tentativi di chiamate dal sottomarino argentino scomparso

Ben sette tentativi di chiamate sono giunti ieri dal sottomarino argentino scomparso nelle acque dell’Atlantico. Si lavora incessantemente per individuarne la posizione.

Sembra uscire dal copione di un film la vicenda che sta tenendo il mondo col fiato sospeso e che ha per protagonisti ben 44 membri dell’equipaggio di un #sottomarino argentino, scomparso da giorni misteriosamente nelle fredde acque dell’#Atlantico, al largo della #Patagonia.

Dopo giorni di ricerche risultate vane, che hanno coinvolto anche la Nasa, ieri, finalmente, il muro del silenzio è stato rotto da ben sette tentativi di chiamate provenienti dai fondali dell’Oceano.

Le chiamate, registrate tra le 10 del mattino di sabato, 18 novembre, e le 3 del pomeriggio  di una durata tra i 4 e i 36 secondi, sono state registrate tra le 10:52 e le 15:42 in diverse basi della Marina, sebbene non siano riuscite a stabilire una connessione. A darne la notizia sono stati i media locali, che hanno citato il Ministero della Difesa argentino, evidenziandone la solerzia con cui sta seguendo il caso.

Al momento si sta lavorando per cercare di utilizzare i segnali per determinare la posizione del sottomarino disperso al largo della #Patagonia.

Il mistero del sottomarino scomparso

Le speranze

E’ una lotta contro il tempo, contro le incertezze e le difficoltà quella che sta svolgendo il governo argentino, con la collaborazione di una società americana, specializzata in comunicazioni satellitari.

Si spera di trovare vivi i membri dell’equipaggio, si spera di individuare la posizione del #sottomarino.

L’operazione è coordinata dal ministro Aguad, che ha passato l’intera giornata di sabato nella sede del ministero, dopo essere stato a Mar del Plata con le famiglie dell’equipaggio.

Il Ministro Aguad

Il ministro tiene costantemente informato delle operazioni il presidente Mauricio Macri e il capo di Stato maggiore Marcos Pena.  Ma tutto il mondo segue col fiato in sospeso l’evolversi della vicenda.

I fatti

Era il giorno 16 novembre, quando improvvisamente un sottomarino militare di attacco, l’Ara San Juan, con 44 uomini a bordo, faceva perdere le tracce della sua navigazione. Scomparso nel nulla , nel gelo di un Oceano tumultuoso. Inutili tutti i tentativi per rintracciarlo. Il mistero s’infittiva, mentre le ricerche continuavano.

Il San Juan stava tornando da Ushuaia, nell’estremo meridionale dell’Argentina, verso la sua base operativa a Mar del Plata, nella provincia (entità federale) di Buenos Aires, quando si sono perse le sue tracce.

Ed ora il silenzio è stato rotto! Nel cuore di tutti si è riaccesa la speranza di ritrovarlo, ma soprattutto di salvare 44 vite umane, perse nel buio dei fondali  di un mare talvolta nemico.

#IrmaSaracino

 

In Italia molti giovani hanno fame

Allarme dalla Caritas:  capifamiglia under 34 sempre più poveri, tassi di disoccupazione giovanile tra i più alti d’Europa, ascensore sociale bloccato e record di Neet

Hanno il viso smunto, provato da una sofferenza che fa parte della loro quotidianità.

La solitudine, l’abbandono sono i loro compagni e i sogni fanno parte di  ricordi ormai cancellati: quelli  della speranza in un domani migliore. Sono i giovani , spesso con famiglia, senza lavoro, senza studi e ormai privi di dignità.

Immagini di oggi

Appartengono a un’Italia in cui si discute per i vitalizi dei nostri parlamentari, un’Italia che impedisce di andare in pensione, un’Italia in cui si parla di una giustizia sociale che non c’è.

Si affittano treni per propagande elettorali, si vendono parole, voti e promesse, ma la realtà sono loro, i poveri, con le loro mani tese a cercare un barlume di vita e di umanità.

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E arriva a rompere il muro dell’indifferenza l’allarmante rapporto della Caritas, che deflagra nel silenzio omertoso di chi sa e non vuole dire: nel nostro paese un giovane su dieci vive in uno stato di povertà assoluta; nel 2007 si trattava di appena uno su 50.

” Nell’ultimo ventennio-  osserva la Caritas-  il divario di ricchezza tra giovani e anziani si è ampliato: la ricchezza media delle famiglie con capofamiglia di 18-34 anni è meno della metà di quella del 1995, mentre quella delle famiglie con capofamiglia con almeno di 65 anni è aumentata di circa il 60%”.

Inoltre, la mobilità intergenerazionale “è tra le più basse d’Europa”: tra i giovani (15 -34 anni) che svolgono una professione qualificata, solo il 7,4% proviene da una famiglia a basso reddito con stranieri. Per quanto riguarda la disoccupazione giovanile (15-24 anni), dal 2007 il tasso è salito di oltre 17 punti percentuali (dal 20,4% al 37,8% del 2016), uno degli aumenti più alti d’Europa (la media è da 15,9% a 18,7%). E cresce sempre di più il numero di Neet : nel 2016, 3 milioni 278mila giovani (il 26% di chi ha tra 15 e 34 anni) risultavano fuori dal circuito formativo e lavorativo. Sono soprattutto donne (56,5%) e provengono dal Nord-est (65,3%). Il 16,8% è straniero.

Vogliamo giustizia, vogliamo lavoro per tutti, vogliamo un’Italia che non c’è!

#IrmaSaracino

Italia-Svezia, ‘Addio sogni di gloria’

Finito il sogno di un’Italia ai mondiali. Il mondo guarda con costernazione alla disfatta della nostra nazionale

Correva l’anno 1958 e la nostra nazionale di calcio vedeva infrangersi tutte le sue aspettative e le sue ambizioni sul freddo tappeto verde di  Windsor Park, a Belfast.

I nostri giocatori, già al centro di polemiche per presunte assunzioni di  doping, scrivevano una delle pagine più brutte della nostra storia calcistica. Una pagina remota, da dimenticare, ma che è tornata a imporsi nella memoria collettiva dopo la #disfatta di ieri sera.

Ancora  una volta l’#Italia ha visto naufragare il sogno dei mondiali. Un appuntamento atteso, ambito, nel quale in passato siamo stati trionfatori, anche se sofferti e, in più casi, discussi.

Ieri sera, al Meazza di Milano, l’antico ardore dei nostri giocatori è sceso in campo e ha scritto la parola fine su una #nazionale che non ha saputo ripercorrere gli antichi splendori.

Nè è valso a nulla il gesto eroico di Bonucci, vistosamente reduce da uno dei tanti scontri con i giocatori svedesi, più adatti a un incontro di rugby che al bel calcio.

La Svezia, dopo otto anni di silenzio, è tornata alla ribalta del calcio mondiale e ciò grazie anche agli arbitraggi discutibili delle due partite, che non hanno certo favorito la nostra squadra. Ma gli errori hanno un prezzo e l’inadeguata direzione tecnica di Giampiero #Ventura ha messo a nudo le pecche e la superficialità della nostra federazione.

E’ amaro il sapore della sconfitta, amaro come il risveglio dall’incubo, specie se questo si tramuta in realtà.

Ma l’Italia ha collezionato una serie di sconfitte, tra cui prevale quella con la Spagna, evidenziando un gioco di squadra inesistente e un centro-campo privo di spessore.

E ora, l’epilogo. Finisce qui, con le disperate lacrime di #Buffon , la nostra qualificazione. Mentre scorrono davanti ai nostri occhi le immagini che non avremmo mai voluto vedere.

Ma ci sarà tempo per ricominciare..

#IrmaSaracino