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Taranto e il giallo della querela ‘scomparsa’

Una querela per molestie e minacce di #morte, presentata due anni fa presso la stazione dei carabinieri di Via Giovinazzi a Taranto, è misteriosamente scomparsa.

Incredibile vicenda quella che ha per protagonista una donna(di cui non diremo il nome) vittima per due anni di molestie persistenti da parte di un’altra esponente del gentil sesso!

 

Una vicenda che assume, per i suoi risvolti e il suo epilogo, i toni e i contorni del grottesco e che vede, ancora una volta, alla ribalta delle cronache Taranto.

I fatti

Tutto ebbe inizio in una calda mattina del 2014, quando la signora X ricevette una telefonata da un numero sconosciuto sul suo cellulare e, dopo aver risposto, fu assalita da una serie di improperi, che qui è meglio non riportare, rivolti a lei da un’altra donna, sconosciuta. Questa, facendo il nome dell’oggetto prezioso della contesa( un medico a cui la signora X era solita rivolgersi per accertamenti presso il SS Annunziata di Taranto) apostrofava la sua vittima con parole irripetibili, invitandola a non molestare più il suo amato, accusa  peraltro del tutto infondata.

Ebbe inizio così, per la protagonista della storia, un calvario perdurato per ben due anni. Le telefonate erano continue e i toni si facevano sempre più minacciosi.

Di giorno, di notte, con messaggi o verbalmente, la sconosciuta minacciava di #morte la signora X, turbando notevolmente la sua quotidianità e mettendola in un notevole stato di apprensione.

E fu a questo punto che la vittima della #stalker, su insistenza del suo avvocato, Mauro Bellando Randone, decise di presentare una querela.

Il 31 luglio del 2015, intorno alle 19,00, la signora X si recò presso il comando dei carabinieri di Taranto, sito in Via Giovinazzi, dove, alla presenza del maresciallo in servizio all’epoca, giunse un’altra telefonata della #stalker, ascoltata dal militare, che così fu testimone della vicenda.

Il giallo

Da quel momento si persero le tracce della #querela e la vittima non fu mai contattata, nè dalle forze dell’ordine, nè dal pm.

Negli anni l’avvocato Randone, legale della querelante, non ha mai cessato di svolgere la sua indagine per avere notizia dell’atto, che sembra non essere mai giunto in Procura.

E si ignora chi e come possa aver ‘perso’ un documento di tale rilevanza e, peraltro, protocollato.

Gli interrogativi sono tanti e si sta cercando una risposta.

 

Per il momento rimane l’amaro sapore di una giustizia che non c’è. E, ancora una volta, Taranto conosce l’onta dell’inefficienza.

#IrmaSaracino

 

No alla violenza sulle donne, salviamo Cyntoia

Condannata all’ergastolo a 16 anni, per aver ucciso l’uomo che la sfruttava, Cyntoia Brown è ora balzata alla ribalta grazie all’appello di numerose star.

E’ una storia triste, quella di Cyntoia Brown,  che parla di degrado, di ingiustizia sociale e di violenza e sconvolge per  la crudezza degli eventi.

Una breve vita, vissuta nell’abbandono e nella solitudine, nell’emarginazione di chi impara troppo presto a difendersi da un mondo  pronto a far male. Colpevole di essere nata, colpevole di essere donna.

 

Cyntoia Brown  è stata condannata all’#ergastolo nel 2006, in Tennessee, per aver ucciso un uomo, Johnny Allen, nel 2004. All’epoca Brown aveva 16 anni e veniva costretta a prostituirsi da un  altro uomo che aveva conosciuto, dopo essere scappata di casa.

Allen l’aveva incontrata in un parcheggio e l’aveva portata a casa sua: la stessa dove poi Brown gli  avrebbe sparato, secondo la sua versione, per legittima difesa. Oggi Brown ha 29 anni e ha conseguito una laurea in carcere, dove ha trovato la forza di essere se stessa.

Il messaggio

Immagina di essere stata costretta alla prostituzione a 16 anni da un pappone soprannominato “taglia-gola”. Dopo giorni in cui sei stata ripetutamente  drogata e stuprata da uomini diversi, vieni acquistata da un predatore sessuale di bambini di 43 anni che ti porta a casa sua per usarti per il sesso- dice la stessa Cyntoia  in un suo commovente appello– Finisce che trovi abbastanza coraggio per lottare, gli spari e lo uccidi. Vieni arrestata e conseguentemente processata e condannata come una adulta a passare tutta la vita in prigione”.

Sono parole drammatiche che stanno sollevando l’opinione pubblica degli #Usa, ma anche del mondo intero. Numerose stelle del cinema e del mondo dello sport chiedono la sua scarcerazione. 

Cyntoia che, all’epoca dei fatti, fu processata  come un’adulta e non come una minorenne, è stata ritenuta, dalla giuria dello Stato del Tennessee, colpevole di aver ucciso per furto, non riconoscendole quindi la legittima difesa.

Cyntoia, figlia di una madre alcolizzata e data in affido a 2 anni, aveva un solo diritto: quello di essere amata in una società che non sa amare le donne, ma le violenta e le usa.

 Potrà chiedere la libertà condizionale quando avrà 69 anni.

#IrmaSaracino

Irpinia, 37 anni dopo

Malgrado i fondi stanziati, le persone colpite dal terremoto vivono ancora in prefabbricati. Sarà così anche per il Centro Italia?

23 Novembre del 1980. Ore 19:34. Un violentissimo #terremoto squarcia l’Appennino Meridionale: dal Sannio al Vulture, passando per l’#Irpinia. Sono in 3000 a perire sotto le macerie, 10000 i feriti e più di 250.000 gli sfollati.

Nonostante siano passati 37 anni, la ferita rimane aperta ed ancora sanguinante.

Risulta, infatti, che numerosi sfollati delle provincie di Potenza e Avellino vivano in container fatiscenti e privi di servizi essenziali quali energia elettrica ed acqua corrente.

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Ad aggravare ciò, secondo una recente inchiesta di Striscia La Notizia, è la presenza di Eternit nelle provvisorie baite, oramai divenute le abitazioni stabili dei figli degli sfollati. Ma le cause della mancata ricostruzione sono ben più gravi.

Basti pensare al numero effettivo dei comuni colpiti, volutamente alterato per losche manovre politiche e camorristiche e lievitato nel corso degli anni; casualmente, però, nacquero in zona diverse banche di credito cooperative, che arrivarono a finanziare addirittura aziende del Nord.

Dopo quasi 40 anni dalla tragedia, ma soprattutto dopo 55 mila miliardi di lire, stanziati non solo dall’Italia ma anche da altri Stati, tra cui Algeria, Iraq ed Arabia Saudita, la terra dei Lucani rimane ancora defraudata.

« Ad un tratto la verità brutale ristabilisce il rapporto tra me e la realtà. Quei nidi di vespe sfondati sono case, abitazioni, o meglio lo erano. »
(Alberto MoraviaHo visto morire il Sud)

#MarioCalvelli

Il calvario di una 14enne morta per aneurisma. Ma per i medici di Roma era solo stressata

Per i medici del Pronto soccorso dell’Ospedale Pertini di Roma era solo stress ma, invece, si trattava di un aneurisma cerebrale.

Era il 6 novembre, una mattina come le altre, nel Liceo classico Orazio  di Roma, scandita dal suono della campanella che annunciava, come di consueto, l’inizio delle lezioni, quando d’improvviso una studentessa, di 14 anni, entrata in classe, crollava al suolo nella costernazione generale.

Subito soccorsa, la ragazza veniva trasportata d’urgenza all’Ospedale Sandro Pertini di Roma e qui, nel Pronto Soccorso, la diagnosi. ” E’ stress”, affermavano i medici.

Una diagnosi emessa senza le opportune indagini, superficiale e infondata e  che sarebbe costata la vita alla giovane.

Le ore passavano, mentre la 14enne, tenuta in osservazione, lottava contro la morte. Finalmente, solo dopo le insistenze della madre, accorsa al capezzale della figlia, i #medici la sottoponevano a una tac.

Emergeva l’amara e tragica origine del malore: aneurisma cerebrale. Nonostante ciò la ragazzina non veniva sottoposta ad intervento, ma trasportata al Bambino Gesù, in ambulanza, dove giungeva dopo un’ora in condizioni disperate e, dopo un inutile intervento chirurgico, moriva.
Troppo tardi. La vita finiva per la giovane e i suoi occhi si chiudevano per sempre sui tanti sogni e speranze della sua età.

La  Procura di #Roma ha aperto un fascicolo di indagine, al momento contro ignoti, e procede per omicidio colposo.

E anche la Regione Lazio ha aperto ufficialmente un’indagine interna, richiedendo al Direttore Generale della Asl Roma 2, ove ricade l’ospedale Pertini, una relazione dettagliata e un audit clinico in merito al caso della ragazza di 14 anni presa in carico dal Pronto Soccorso della struttura ospedaliera Sandro Pertini di Roma e deceduta in seguito a causa di un aneurisma cerebrale.

Ma il sorriso di quella ragazza non irradierà più le mattine, affollate di studenti, di quel Liceo e un silenzio mesto accompagna le ore di lezione nella sua classe, mentre riecheggiano le sue ultime parole:      ” Mi scoppia la testa”.

Ancora una vittima della superficialità e dell’incompetenza sanitaria!

#IrmaSaracino

No a un’#Italia razzista!

Siamo arrivati ad un #razzismo pazzesco, quasi ci trovassimo all’epoca di un certo tipo di cinematografia, forse melensa e talvolta patetica, ma veritiera: “Via col vento”La capanna dello zio Tom” o “Radici“. Ci mancano solo gli incappucciati del Ku-Klux-Klan

Questa è l’Italia che non vogliamo: l’Italia che non accetta l’altro, che discrimina, che condanna.
Vorrei ricordare a molti, che quando l’America era una terra sconosciuta e selvaggia, noi avevamo l’Impero!
Siamo tornati indietro nella Civiltà rinnegando il nostro glorioso passato?Ma l’Imperialismo ha prodotto anche i suoi effetti negativi e , forse, la discriminazione razziale affonda le sue radici proprio in quel passato che ha generato in noi una forma esasperata di etnocentrismo.Purtroppo, però, l’Italia, nel suo isolamento, abbandonata dagli altri stati  europei, è stanca e manifesta tutto il suo disagio.

E allora, sì all’analisi dei metodi di aiuto e di accoglienza per coloro
che provengono da altri Paesi. Sì, all’umanità, alla solidarietà!
E, in casi estremi, accorrere nei loro Paesi per aiutarli.

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Ma razzisti mai!
Non rinnegare il tuo passato, Italia, correndo verso la regressione!

#IlGatto.

 

L’agghiacciante testimonianza di una schiava della prostituzione

Ha solo 14 anni, arriva dalla Nigeria, una delle tante vittime di un mercato che non perdona.

Un passato di miseria e di dolore, come quello impresso nei loro occhi! Sono le schiave di un sistema mafioso che specula sulla loro fisicità e le costringe, malgrado la loro giovane età a una vita di abusi e di orrore.

Arrivano dalla Nigeria, terra martoriata dal terrorismo e da una mafia spietata. 

Sono prevalentemente minorenni.

“Gli italiani le preferiscono sempre più magre e più giovani”,  questa la drammatica testimonianza di un operatore della lotta a questo mercato di merce umana.

Affrontano il mare e i suoi pericoli con il sogno di una vita migliore, lontana dalla povertà, ma trovano l’orrore e l’indifferenza.

«Una volta nel nostro paese non hanno numeri di telefono se non quello dello sponsor che sono obbligate chiamare. A quel punto la condanna è segnata: l’organizzazione le va a prelevare nei centri di accoglienza e poi le obbliga a prostituirsi finchè non estinguono il loro debito che va da 35 a 55 mila euro”.

Le storie di queste giovani vite, consumate negli orrori e nella violenza, sono tante e si intersecano in una disgustosa trama inestricabile. Hanno paura, paura di parlare, di raccontarsi e di denunciare.

La storia di Maria

Il suo nome è Maria, ha 14 anni, ma i suoi occhi parlano di un’esistenza bruciata dal degrado e dalla brutalità.

Parla con difficoltà e non vuole essere fotografata. Il suo corpo magro mostra i segni visibili delle percosse e il suo volto è inondato dalle lacrime.

Parla con fatica della sua terra, del suo villaggio, della sua infanzia, trascorsa nella promiscuità. Poi, la Libia, luogo di smistamento e di orrore.

‘In Libia ci hanno messo in una stanza’ – ci racconta con sofferto dolore- ‘Ero insieme ad altre donne e con noi c’erano anche dei bambini. Degli uomini ci hanno violentato. C’erano anche bambini, ma per loro non esistevano. Eravamo solo merce, merce umana’. Poi ci parla delle percosse subite dalla ‘sua madame’ ogni volta che opponeva alla strada il suo rifiuto e la sua voce s’incrina, si fa flebile, come la sua giovane vita.

E affiora anche il ricordo di un viaggio doloroso, in un mare spesso nemico, dove ha visto anche la morte, spietata, incombente.

Maria, con i suoi 14 anni, ha solo un sogno: diventare libera, da ogni schiavitù, da ogni mercato.

Vuole essere libera, per poi  dimenticare e tornare a vivere la sua età.

#IrmaSaracino

QUALCUNO SALVI L’ITALIA!

QUASI 5 MILIONI DI POVERI IN ITALIA!

L’incidenza di povertà assoluta per le famiglie è pari al 6,3%, in linea con i valori stimati negli ultimi quattro anni. Per gli individui, aumenta al 7,9% con una variazione statisticamente non significativa rispetto al 2015, quando era al 7,6%. L’incidenza sale invece al 26,8% dal 18,3% del 2015 tra le famiglie con tre o più figli minori, coinvolgendo nell’ultimo anno 137mila 771 famiglie e 814mila 402 individui; aumenta anche fra i minori, da 10,9% a 12,5% (1 milione e 292mila nel 2016).

Non è l’Italia che vogliamo!

Basta con queste immagini, basta con le parole di un governo che affama!

Dignità per tutti, lavoro per tutti.                                                               GIUSTIZIAScene di una quotidianità che non vogliamo.

 

#IrmaSaracino

 

Inghilterra, l’inquietante denuncia dell’arcivescovo di Canterbury sulle ‘strazianti verità’, insabbiate dalla Chiesa

Justin Welby condanna il comportamento della Chiesa in merito agli abusi sessuali commessi dal vescovo Ball.

Arriva dall’Inghilterra il grido di sdegno e di protesta nei confronti del comportamento, a dir poco, omertoso della Chiesa anglicana.

E, a far sentire alta la sua voce, è addirittura Justin Welby, arcivescovo di #Canterbury e primate della chiesa d’Inghilterra.

Justin Welby

“La Chiesa ha cospirato e mistificato- ha dichiarato con veemenza #Welby- anziché cercare di aiutare coloro che erano abbastanza coraggiosi da denunciare. È stato un comportamento scioccante e ingiustificabile“.

I fatti

Gli abusi sessuali, perpetrati ai danni di minori in un passato difficile da dimenticare, hanno avuto come protagonista Peter Ball, ex vescovo di Lewes e, negli anni, hanno visto il trionfo dell’ingiustizia e del silenzio di quanti sapevano.

Solo nel 2015, come riportato dal Guardian, Ball è stato denunciato e, conseguentemente,  condannato a 32 mesi di carcere  per abusi sessuali su 18 giovani uomini fra i 17 e i 25 anni, sotto la sua guida spirituale, commessi fra il 1977 e il 1992.

Solo 32 mesi, questo il prezzo per aver distrutto e violato l’infanzia di 18 minori!

Lo scorso febbraio, però, è stato rilasciato, dopo aver scontato 16 mesi. Ball ha ormai 85 anni ed è sempre stato molto  amico del principe Carlo, troppo impegnato con i ‘suoi scheletri‘, per poter intervenire. 

Fra le figure ai vertici della Chiesa, maggiormente coinvolte c’è il predecessore di Justin Welby, George Carey, che aveva sostenuto strenuamente  l’innocenza di Ball, nonostante le numerose denunce da parte delle sue vittime. Carey si è ritirato nel 2002.

Un sermone di Justin Welby

La #denuncia del primate della chiesa d’Inghilterra avviene in concomitanza della  pubblicazione di Abuse of Faith, un rapporto indipendente sul caso Ball, che Welby ha definito ‘una lettura straziante’

Straziante come i ricordi di quanti hanno vissuto l’Inferno!

#IrmaSaracino

Scene di 'ordinaria follia' a Taranto

Un litigio per un ragazzo è degenerato in un ferimento nei pressi dell’Ospedale di Taranto

Sono scene che ormai appartengono  alla quotidianità, contrassegnata da un’aggressività irrefrenabile, quelle che degenerano in risse o in ferimenti. E ci parlano di una città che piange sul suo antico splendore e conosce attualmente  il degrado, spesso determinato da comportamenti incivili dei suoi abitanti, nonchè dall’atavica logica del profitto di politici improvvisati e poco accorti.

Taranto, con i suoi scorci paesaggistici mozzafiato, è troppo spesso teatro di violenza inusitata! E la vita, in questa splendida città, diventa sempre più difficile.

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E’ accaduto nei pressi del SS.Annunziata l’ennesimo episodio di violenza. Una ragazza di 14 anni è stata raggiunta da un’altra di 16, in compagnia di un ragazzo ( oggetto della disputa), per un chiarimento. Tra le due è nato subito un vivace diverbio, subito dopo degenerato in rissa. A siglare il tutto, è spuntato anche un coltello con il quale è stata ferita una delle due contendenti.

Non si conoscono ancora i dettagli della vicenda, ma si sa che è sopraggiunto anche il padre della 14enne, subito partecipe all’incontro movimentato.

Immediato l’intervento dei custodi e di quanti hanno assistito alla scena poco edificante, che hanno separato, sia pure a fatica, le contendenti, raro esempio di dolcezza muliebre.

Così, con il ricovero, agevolato anche dalla vicinanza alla struttura ospedaliera, si è conclusa la disputa.

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Intanto si continua a sperare in un lancio internazionale della nostra bella città, sperando che la nostra economia, proiettata verso un’apertura al mercato del turismo, trovi linfa vitale in un senso, ormai dimenticato, di civile rispetto e convivenza.

#IrmaSaracino

Etiopia, dove la morte corre sulle vie dell'indifferenza

                        Siccità, carestia

A rischio circa 400mila civili in Etiopia

DONNE, UOMINI, BAMBINI! LA MORTE NON RISPARMIA NESSUNO

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                   L’Etiopia chiede aiuto

               non restiamo indifferenti

 

Dighe gigantesche hanno prosciugato intere aree. Le multinazionali hanno pilotato l’economia, sfruttando a proprio tornaconto le risorse dell’Africa.

Nei villaggi si muore…

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        UOMO, FERMA LA TUA MANO

                 Ricorda che l’altro è tuo fratello!

 

#IrmaSaracino