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Esplode la violenza a Gerusalemme, due morti e 750 feriti

Escalation di violenza in Medio Oriente, dopo la decisione di Trump di dichiarare Gerusalemme capitale di Israele. Anche il giornalista Marrazzo colpito dalla guerriglia

Sembra svanire il sogno di una soluzione pacifica dell’annosa questione palestinese.

Un sogno che si dissolve nel fumo delle esplosioni e della lotta armata, inghiottito dalle ceneri delle false promesse e dalla distruzione delle speranze palestinesi di veder riconosciuti i loro diritti.

La ribellione

#Gerusalemme, la città santa, vive ore di crescente tensione e vede le sue mura infangate dal sangue, mentre, in un crescendo di violenza, nella vicina Betlemme, a #Gaza e in  tutto il territorio palestinese le deflagrazioni sono continue.

Scene di guerriglia dalla Cisgiordania

Cresce anche il bilancio delle vittime: due morti, fino a questo momento, e circa 750 feriti.

A Betlemme, città di un muro troppo spesso ignorato,  il giornalista Rai, Piero Marrazzo è  colpito più volte da sassi, mentre è in diretta. Sono attimi di terrore, attimi che rimarranno negli occhi di tutti.

Il giornalista Rai Marrazzo

Trump

Vietato ogni tentativo di soluzione pacifica in Medio Oriente per #Trump, Gerusalemme deve essere la capitale di un solo Stato: Israele, l’unico.

Anche l’ambasciatrice degli Stati Uniti presso l’Onu, Nikki Haley, in una riunione staordinaria del Consiglio di sicurezza,  critica le Nazioni unite accusandole di “ostilità contro Israele” da “molti anni” e  difende la decisione di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele dicendo che è “l’ovvio“. “Le Nazioni unite hanno fatto più danno alle possibilità di una pace in Medioriente che farla progredire”, dichiara ancora la Haley durante la riunione del Consiglio di sicurezza.

La reazione è immediata, molte nazioni, tra cui l’Italia e la Russia, biasimano la decisione di Trump che  “non è conforme alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza

Abu Mazen

Abu Mazen, fa sapere di non considerare più gli Usa mediatori di pace “Rinnoviamo il nostro rifiuto della posizione americana su Gerusalemme. Gli Usa non sono più qualificati per occuparsi del processo di pace”.

La sua dichiarazione arriva in serata e il presidente palestinese aggiunge che la decisione Usa viola la legittimità internazionale.

Abu Mazen – citato dall’agenzia Wafa – dice di accogliere con favore “la grande condanna internazionale testimoniata dalla riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu” .

Intanto Israele bombarda siti di Hamas a Gaza, evidenziando che  l’aviazione israeliana ha colpito obiettivi di Hamas nella Striscia di Gaza in risposta all’attacco con razzi sul Sud di Israele.

Le parole di Obama

Anche il presidente Obama, rompendo il suo  silenzio, ha parole di biasimo per il suo successore, paragonandolo a Hitler e parla di “democrazia in pericolo“.

Una nuova intifada?

Il mondo è contro #Trump, sempre più radicato in posizioni dettate da un nazionalismo intransigente. Un nazionalismo che fa divampare la crisi in varie aree e che allontana gli Usa dalla collaborazione con gli altri stati.

Il Medio Oriente è in fiamme e ci si chiede:

“Siamo di fronte a una nuova intifada?”

#IrmaSaracino

La terra ha tremato ancora nei pressi di Amatrice

Alle 00,34 di questa mattina una scossa di magnitudo 4.2 ha seminato il panico ad Amatrice

E’ tornata la paura nel centro Italia e, con essa, lo spettro della devastazione e della morte. Il ricordo di quel 24 agosto del 2016, questa notte, è balzato in maniera prorompente dinanzi agli occhi di quanti lo hanno vissuto.

Alle 00,34, impietosa, la terra ha tremato a tre chilometri da #Amatrice. La #scossa, seguita poi da circa 15 repliche, è stata avvertita anche nell’area circostante e a Roma, nella zona nord, specie nei piani alti degli stabili della Capitale.

Zona colpita

Secondo i rilevamenti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), il sisma ha avuto ipocentro a 8 km di profondità ; l’epicentro  stato a 3 km da Amatrice, 9 da Campotosto (L’Aquila), 15 da Cortino (Teramo), 16 da Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) e 56 km da Terni.

Per fortuna non sono stati segnalati danni a persone o cose, come confermato anche dal sindaco, Sergio Pirozzi, ma la paura ha tenuto desta la popolazione di quei luoghi, già tanto duramente provata.

Nella notte le famiglie che alloggiano nelle Soluzioni abitative di emergenza (Sae), allestite nei villaggi dei comuni già  colpiti dal #terremoto dello scorso anno, hanno vissuto momenti di panico e le luci delle loro tristi dimore hanno illuminato il buio del terrore.

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Sembra che non ci sia pace per gli abitanti di quei paesi che vedono anche sopraggiungere il freddo dell’inverno, circondati dalle rovine della vita che fu.

La terra fa sentire la sua voce e distrugge i sogni e le speranze di un domani, mentre l’eco di vite lontane risuona nel freddo cumulo delle macerie.

#IrmaSaracino

Nuova mossa di Trump: no al patto Onu sui migranti

Donald #Trump ha deciso di ritirare gli Stati Uniti dal Global compact, il patto dell’Onu per migliorare la gestione mondiale di migranti e rifugiati.

Nella saga delle vicende, che vedono Donald #Trump protagonista assoluto e discutibile, una nuova decisione dell’imprevedibile presidente porta, ancora una volta, gli #Usa alla ribalta delle cronache internazionali.

Gli Stati Uniti si sfilano dall’accordo delle Nazioni Unite per una migrazione sicura, il Global Compact on migration, firmato nel settembre 2016.

Gli Usa fuori dal patto Onu sui migranti

Lo annuncia l’ambasciatrice americana all’#Onu, Nikki Haley, spiegando che la dichiarazione ‘‘non è in linea con le politiche per l’immigrazione e i rifugiati americane e con i principi dell’amministrazione Trump’‘.

L’ambasciatrice americana all’Onu

Le nostre decisioni sull’immigrazione devono essere sempre prese dagli americani e solo dagli americani” mette in evidenza Haley.

La notizia, esplosa in tutto il mondo, mette sempre più in rilievo le  attuali linee della politica statunitense, tendenzialmente improntate all’isolamento degli #Usa dagli accordi internazionali, mirati alla cooperazione delle Nazioni. Una politica estremamente nazionalista che  desta non poche perplessità.

Ancora una volta #Trump, malgrado si avvicini sempre più  lo spettro dell’impeachment, taglia i ponti con i residui dell’amministrazione Obama e dà una svolta alla Nuova America, perseguendo quel sogno nazionalistico, annunciato nel corso della sua campagna elettorale, che dovrebbe restituire agli #Usa il loro antico splendore.

L’Onu

Il patto, promosso dall’Onu e volto a disciplinare il flusso inarrestabile dei migranti e dei rifugiati, prevede un impegno internazionale per “una migrazione sicura, ordinata e regolare”, con un programma che deve essere definito entro il 2018. Tra i principali sostenitori c’era stato Barack Obama.

Ma la difficoltà oggettiva di poter operare  una distinzione netta tra rifugiati e migranti economici non ha incontrato il favore del presidente statunitense che, con una mossa delle sue, ha deciso di uscire  dall’accordo internazionale.

Pugno di ferro, quindi, dell’amministrazione #Trump che, dopo essere uscita dall’Unesco, contestando all’Onu di mostrare “pregiudizi anti-israeliani” e, abbandonati gli accordi di Parigi per il clima, ora pone un altro tassello nel puzzle scomposto della sua politica.

#IrmaSaracino

 

 

 

Corea del Nord, siamo vicini a una guerra?

Nel corso del consiglio dell’#Onu, riunitosi d’urgenza all’indomani dell’ultimo lancio missilistico della Corea del Nord, l’ambasciatrice degli #Usa ha dichiarato che ci si avvicina sempre più a una #guerra

Sono ore di tensione quelle che il mondo sta vivendo, specie dopo l’ultimo e preoccupante lancio di un missile balistico nordcoreano nelle acque nipponiche. Una sfida, l’ennesima e forse la più grave, da parte del dittatore Kim Jong-un!

Una sfida che non può passare inosservata e che costringerà ( almeno si spera) la Cina ad assumere una posizione determinante e decisa in merito alla denuclearizzazione di questo Stato che sta facendo tremare il mondo.

Quando ieri, secondo un copione ormai noto,  la Corea del Nord, in  barba alle sanzioni dell’#Onu, ha lanciato un missile ancor più potente dei precedenti, il mondo ha tremato.

Il lancio, salutato con i soliti toni trionfalistici dalla ormai celebre annunciatrice televisiva, ha rappresentato un guanto di sfida, specie agli #Usa.

La nota annunciatrice della Corea del Nord

“La corea del Nord è ormai una potenza nucleare”, questo l’annuncio dato dai media nazionali, nel tripudio, forse pilotato dal regime, del popolo nordcoreano.

Nel disperato tentativo di una soluzione pacifica della crisi, l’Onu si è riunito con urgenza, ma le parole dell’ambasciatrice degli States, Nikki Haley, hanno evidenziato la linea del suo Paese.  L’azione di Kim Jong-un “avvicina il mondo alla guerra non lo allontana anche se è un conflitto che gli Usa non cercano- ha dichiarato  la Haley – E se ci sarà una guerra, il regime nordcoreano sarà completamente distrutto”.

I due nemici

Si attendono le reazioni di Kim Jong-un, questo giovane apparentemente innocuo e gioviale, ma pericoloso per la sua imprevedibilità.

Intanto l’Onu e il mondo intero guardano con speranza all’azione della Cina, da anni fornitore di petrolio della Corea del Nord, invitata ieri a cessare i suoi rapporti commerciali con questo Stato.

E l’ambasciatore cinese, conseguentemente, ha così dichiarato:” La Corea del Nord deve rispettare le risoluzioni del Consiglio di sicurezza Onu e adottare misure per la deescalation”.

Vedremo quale sarà l’azione di Pechino nei confronti del suo pericoloso alleato, il respettabile maresciallo Kim Jong-un

#IrmaSaracino

L’Aia, suicidio in diretta del boia di ‘Mostar’

E’ morto in un ospedale dell’Aia il generale Praljak, dopo aver assunto del veleno durante l’udienza al Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia.

Lo chiamavano il ‘#boia di Mostar’, il  generale croato Slobodan Praljak, in  ricordo della sua condotta durante la #guerra  in Bosnia  del 1992-1995.

Spietato, inflessibile, a modo suo ligio al suo dovere di #ufficiale, non aveva mostrato, all’epoca dei fatti, alcuna pietà per le vittime innocenti di una guerra assurda, come del resto lo è ogni #guerra.

Già condannato nel 2013 a 20 anni per crimini contro l’umanità, Praljak, ex comandante delle forze croato-bosniache del Consiglio di difesa croato Hvo ha visto riconfermare questa mattina dal Tribunale dell’Aia una sentenza secondo lui ingiusta e il suo gesto ha siglato la sua condanna nei confronti dei giudici.

Con mossa fulminea, dopo aver gridato la sua innocenza, ha estratto un contenitore con del liquido, che ha coreograficamente ingerito alla presenza di tutti. Trasportato poi in ospedale, è deceduto.

Il momento del suicidio

I fatti

Praljak ( secondo quanto accertato dal tribunale Onu), nel corso della guerra, informato del fatto che i soldati stavano raccogliendo musulmani a Prozor nell’estate del 1993, non aveva fatto alcun tentativo significativo di fermarne l’azione. e non aveva agito neanche dopo avere ricevuto le informazioni sul fatto che fossero in programma omicidi, attacchi a membri delle organizzazioni internazionali e la distruzione dello storico ponte di Mostar e di moschee.

Il processo, che vede sedere sul banco degli imputati altri 5 leader militari e politici dell’epoca, è stato sospeso. Come ha dichiarato  il giudice presidente, Carmel Agius  “L’aula delle udienze è una scena del crimine” e “una inchiesta è stata aperta dalla polizia olandese a seguito di quanto è accaduto questa mattina”.

La lettura delle sentenze contro gli altri imputati riprenderà in un’altra sala.

Il  Tribunale penale internazionale per la Ex Jugoslavia, istituito dalle Nazioni unite nel 1993, chiuderà i battenti il mese prossimo, quando scadrà il suo mandato.

#IrmaSaracino

Scatta l’allarme nel Pacifico: la Corea del Nord starebbe per lanciare nuovi missili balistici

I radar nipponici hanno captato segnali nordcoreani che farebbero pensare a un imminente lancio di #missili balistici da parte di Pyongyang. Scatta l’allarme

Torna l’incubo di un imminente lancio di missili balistici da parte del regime di Kim Jong-un nelle tormentate acque del Mar del Giappone. Un lancio che, alla luce delle minacce nordcoreane, potrebbe avere conseguenze catastrofiche in quell’area del Pacifico, determinando anche l’intervento degli #Usa.

Caccia statunitensi

Dopo un braccio di ferro tra il dittatore nordcoreano e il presidente Trump, caratterizzato da accuse e minacce di ogni tipo, la Corea del Nord è stata relativamente calma negli ultimi mesi. L’ultima provocazione risale al 15 settembre, quando un missile balistico a medio raggio venne lanciato nell‘Oceano Pacifico, sorvolando il nord del Giappone.

Kim Jong-un

Ma sorprende il silenzio di Kim jong- un e, malgrado le sue performance, volte a rassicurare il panorama politico internazionale, secondo gli analisti la Corea del Nord potrebbe decidere di proseguire i test missilistici dopo la decisione dell’amministrazione di Washington, lo scorso 20 novembre, di mettere il paese nella lista di stati che sponsorizzano il terrorismo internazionale. Una decisione, questa, che non ha trovato certo l’entusiasmo del rispettabile maresciallo.

Trump e Kim Jong-un

L’#allarme è stato dato dal  governo giapponese, che ha riferito di aver captato segnali radio associabili a preparativi di un nuovo test missilistico dalla Corea del Nord.

Intanto alle Hawaii  scattano esercitazioni in vista di  un eventuale attacco nucleare, mentre su suolo americano si prendono contromisure.

Isole Hawaii

E cosi’ l’ultimo paradiso terrestre conoscerà il terribile gelo della paura. Venerdi’, infatti, le Hawaii testeranno le sirene di emergenza. A renderlo noto sono le autorita’ dello stato. A spiegare le modalita’ del test, e’ Vern Miyagi, il funzionario a capo del dipartimento che si occupa delle emergenze.

Al suono delle sirene, i cittadini dovranno “rientrare in casa, restarci ed aspettare al riparo maggiori informazioni”, dichiara,  ammettendo che le ragioni dell’esercitazione di emergenza sono legate alla minaccia nucleare di Pyongyang.

L’allarme, scandito dal suono delle sirene, si ripeterà ogni primo giorno feriale del mese. Il programma di emergenza prevede anche trasmissioni e annunci televisivi. Addirittura lo stato consiglia ai cittadini di avere in serbo in casa provviste sufficienti per due settimane.

La tensione è alle stelle e si vivono momenti di paura.

#IrmaSaracino

Finisce il sogno d’indipendenza della Catalogna. Rajoy assume la presidenza

Il premier spagnolo Mariano #Rajoy ha assunto direttamente la presidenza della Catalogna e i suoi ministri le altre competenze.

E’ ufficiale. Il sogno degli indipendentisti catalani svanisce nel buio della dura #repressione del governo centrale di Madrid.

All’indomani della dichiarazione d’#indipendenza della #Catalogna, avvenuta venerdì scorso e salutata da una folla plaudente in  Piazza Sant Jaume, a Barcellona, la regione iberica si è bruscamente risvegliata sotto il pugno di ferro del Governo centrale.

Rajoy

Non vi sono state comunicazioni ufficiali sui media nazionali. Secondo una consuetudine storicamente nota, Madrid è passata all’azione, destituendo tutti  membri del Parlamento catalano, a cominciare da  Carles Puigdemont, non più  presidente della Generalitat.

Tutti i consiglieri sono stati esautorati, dando applicazione alla revoca dell’autonomia prevista dall’articolo 155 della Costituzione.    Il Boletin Oficial del Estado, la gazzetta ufficiale iberica, ha pubblicato le misure adottate del governo centrale in virtù dell’autorizzazione che gli ha conferito venerdì il Senato. Non ci sarà alcuna comunicazione ufficiale. Sciolto anche il ‘Parlament‘ catalano.

Rajoy ha inoltre convocato, sempre nella giornata di venerdì, le elezioni anticipate per il 21 dicembre prossimo.  Destituito anche  il maggiore Josep Luis Trapero, il capo dei Mossos d’Esquadra, la polizia catalana. rea di non aver eseguito gli ordini di #repressione violenta dei manifestanti, avutasi nei giorni del ‘referendum per l’indipendenza della Catalogna’ .

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Una repressione  ‘annunciata’,  dura, spietata in alcuni casi che ha comunque colpito  per la crudezza delle sue immagini.

Immagini che non dimenticheremo mai e che svelano verità che, a quanto pare, si preferisce ignorare.

Intanto  i media catalani paventano un arresto di Puigdemont, cosa che non mancherebbe di destare dure reazioni da parte del popolo.

Il leader catalano sarebbe incriminato di sedizione e ribellione.

Carles Puigdemont 

✔@KRLS

Spain jails Catalonia’s civil society leaders for organising peaceful demonstrations. Sadly, we have political prisoners again

22:31 – 16 ott 2017

L’uomo, che aveva acceso gli animi  e guidato una regione storicamente a maggioranza indipendentista verso la libertà, potrebbe finire in manette. E fa riflettere il suo tweet del 16 ottobre scorso, che appare sempre più presago  di un’amara e dura realtà.

Si attendono gli eventi. Sarà poi la Storia a dare le risposte.

#IrmaSaracino

 

 

 

Rapporto Usa: vaiolo e antrace nelle armi di Pyongyang

Secondo i media statunitensi fonti attendibili confermerebbero quanto già trapelato in precedenza: la Corea del Nord starebbe producendo armi biologiche

E’ un gioco spietato, di #morte quello tra la Corea del Nord e l’America. Una roulette russa, fatta di colpi di scena continui, di accuse, minacce e segreti trapelati che tengono col fiato sospeso il mondo intero.

Dopo la notizia dell’allerta dei bombardieri americani B52, arriva a turbare ulteriormente il già tanto inquieto orizzonte del sud-est asiatico la notizia data questa mattina dal New York Post: la Corea del Nord potrebbe essere impegnata nella produzione di #armi biologiche, con le quali colpire truppe nemiche e civili.

Sempre secondo il quotidiano statunitense, che cita uno studio del Belfer Center for Science and International Affairs dell’Harvard Kennedy School, la produzione avrebbe luogo in cosiddetti laboratori di ricerca per l’agricoltura. E nelle armi batteriologiche sarebbero presenti i batteri del vaiolo e dell’antrace.

”Se usate in larga scala queste armi possono non solo causare la morte di decine di migliaia di persone, ma anche creare panico paralizzando intere comunita”

La notizia, già trapelata giorni fa , sembra assumere nuovi contorni e  incombe come minaccia inesorabile.

”E’ probabile che il vaiolo sia gia’ usato come arma. I soldati nordcoreani sono vaccinati contro il vaiolo, cosi’ come lo sono i militari americani in Corea del Sud” afferma il rapporto, secondo il quale l’antrace e’ un altro degli agenti che Pyongyang potrebbe usare.

Pyongyang non demorde quindi e continua la sua avanzata inesorabile verso la distruzione.

I deliri farneticanti di Kim Jong-un trovano un terreno fertile in una Nazione che ambisce al sogno proibito di dominio mondiale e l’incauta, nonchè poco diplomatica politica di #Trump non fa che aprire il varco a pseudo legittimazioni di un intervento militare, che potrebbe avere risvolti catastrofici.

Non c’è esclusione di colpi in questa torbida partita a scacchi tra Corea del Nord  e #Usa, mentre, con crescente ansietà, ci si interroga su quale possa essere il risultato finale.

Chi sarà il vincitore? E a quale prezzo?

#IrmaSaracino

 

Papa Francesco ‘superstar’

Ben 40 milioni di follower per i “cinguettii” di Sua Santità

Sarà stato per effetto di un intervento divino, immediato e adeguato ai tempi, sarà stato per quel carisma naturale, che lo ha fatto amare dal primo momento, ma #Papa Francesco è ormai una celebrità.

Il suo account twitter: @Pontifex, ha superato i 40 milioni di follower ( di cui 4,67 milioni sull’account italiano).

A darne la notizia è stata la Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede.

Un risultato straordinario, che pone Francesco nel firmamento delle celebrità. Un record impensabile a soli 5 anni dall’apertura del tanto biasimato account papale, voluta fortemente da Benedetto XVI, nel 2012.

Siamo ben lontani dalle demonizzazioni e dalle previsioni apocalittiche di un clericalismo medievale che ha tenuto per secoli l’uomo in uno stato di soggezione.

Oggi il Papa, pur vivendo le quotidiane bufere di un #Vaticano spesso agitato da venti torbidi, sa andare incontro ad ognuno, anche al più umile. E i social media sono senz’altro il mezzo più efficace e immediato per parlare ai cuori.

Francesco ha una parola per tutti. Il suo sorriso dolce, la sua semplicità conquistano il mondo, facendo dimenticare le tante #verità nascoste dello Stato della Chiesa.

Quelle verità remote, chiuse nei corridoi bui del potere, dove non c’è spazio per l’amore. E l’intrigo indossa l’abito della ‘santità’ mendace.

Quelle verità che la Storia non svelerà mai.

#IrmaSaracino

 

Usa, le ‘promesse’ di Trump

Aumenta il malcontento negli #Usa e cresce  la  sfiducia nel presidente più discusso d’America

Bilancio negativo per  #Trump, sempre più isolato nella gestione di una presidenza , che sta assumendo i contorni di una grottesca e colossale farsa dai risvolti oscuri e preoccupanti, specie in politica internazionale.

Il sogno di un’ America nuova sembra essersi infranto nella dura realtà e il malcontento degli americani cresce a dismisura nei confronti di un presidente che, alla luce dei recenti accadimenti, appare sempre più inadeguato e incapace di gestire il suo potere.

Le proteste aumentano, mentre prosegue incessantemente l’indagine ‘Russiagate‘.

Trump sembra annaspare in questo mare turbolento e le sue promesse di tagliare le tasse appaiono come vani tentativi di recuperare quel consenso generale, che è ormai un ricordo del passato.

Il clima è teso e, specie dopo il licenziamento in tronco di James Comey, Trump appare sempre più solo e al centro di indagini che minano la sua immagine.

E’ di poco fa la notizia delle dimissioni di Chuck Rosenberg, responsabile della Drug Enforcement Administration (Dea),agenzia federale antidroga statunitense, a seguito  dei contrasti con il presidente Trump.

Rosenberg che guida l’agenzia dal 2015 ed è vecchio alleato dell’ex capo dell’Fbi James Comey, aveva contestato l’affermazione di Trump secondo cui non c’è niente di male che i sospetti vengano trattati duramente dopo essere stati fermati dalla polizia e fatti salire su un mezzo delle forze dell’ordine. Un disaccordo evidente con la linea dura e intransigente del Donald nazionale, che lo ha portato a una decisione estrema.

Ma i guai per il presidente statunitense sembrano non avere mai fine e Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti dà via libera alla commissione Giustizia del Senato per interrogare due rappresentanti dell’Fbi vicini all’ex direttore dell’agenzia federale James Comey ,licenziato dal presidente Donald Trump. L’unica condizione imposta è che i testi non rispondano a domande “direttamente collegate o che interferiscano” con l’inchiesta condotta dal procuratore speciale Robert Mueller sul cosiddetto “Russiagate.

Intanto i sondaggi negli #Usa attestano l’inadeguatezza del tycoon alla gestione della presidenza di un Paese così potente. E molti americani affermano di essere imbarazzati dal fatto di avere Trump come presidente.

Un quadro poco esaltante e che fa nascere molte perplessità. E inoltre ci si interroga sui risvolti eventuali del Russiagate.

Republican presidential nominee Donald Trump U.

Ma Donald è un ‘uomo forte’ e prosegue imperterrito nel suo esaltante cammino. Resta solo da vedere dove approderà.

#IrmaSaracino